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Commento al Vangelo 4 marzo 2018 – III° Quaresima

“chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. Giovanni 4, 14

 

Si converte chi sta col Signore

III Domenica di Quaresima

 

Esodo 17, 3-7

Salmo 94

Romani 5, 1-2.5-8

Giovanni 4, 5-42

 

IL VANGELO

 [5]Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: [6]qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. [7]Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. [8]I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. [9]Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. [10]Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. [11]Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? [12]Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?”. [13]Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; [14]ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. [15]”Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”…

[39]Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. [40]E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. [41]Molti di più credettero per la sua parola [42]e dicevano alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

 

Contesto. Nella terza domenica di quaresima s’incontra il passo dell’evangelista Giovanni detto “della samaritana”. Nel racconto troviamo però presentate anche altre scene, che capitano attorno al pozzo di Giacobbe. Il brano si trova nella grande sezione del vangelo, dopo il prologo (Gv 1, 1-18), indicata come “Il libro dei segni” (Gv 1, 19-12, 50). In questa parte l’evangelista presenta il ministero pubblico di Gesù attraverso il quale, con segni e parole, mostra se stesso al popolo come rivelazione del Padre. Tale manifestazione produce di conseguenza il rifiuto da parte della gente: “venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto“.

 

Contenuto. Nei primi versetti (Gv 4, 4-6) l’introduzione inquadra il racconto dal punto di vista geografico e degli spostamenti di Gesù. Egli, che è in viaggio verso Gerusalemme, deve attraversare la Samaria e, durante il tragitto, si ferma al pozzo di una città chiamata Sicàr. Questa è probabilmente da identificare col piccolo abitato di Sichem, che sorgeva a duecento metri dal pozzo di Giacobbe. Il villaggio ebbe nell’antichità un posto molto importante perché legato alle vicende dei patriarchi e perché costruito ai piedi del monte Garizìm, su cui sorgeva il tempio dei samaritani. A Sichem, dopo la distruzione di Samaria, si radunò la comunità samaritana, la quale riteneva di discendere da Giuseppe figlio del patriarca Giacobbe. A questo punto il racconto presenta tre scene avvenute attorno al pozzo. La prima (Gv 4, 7-26) è dominata dal dialogo di Gesù con la samaritana, che oltre ad essere donna appartiene ad un popolo considerato di razza inquinata e quindi pagano. Di conseguenza tra ebrei e samaritani non c’erano rapporti facili. Per tale ragione la donna rimane stupita dalla domanda fattale da un ebreo di nome Gesù: “dammi da bere“. Il resto del dialogo vuole portare la samaritana ad incontrare autenticamente Gesù. La donna ha molte difficoltà ad accogliere la comunicazione di Gesù perché condizionata dalle sue esperienze ed esigenze materiali (“Signore tu non hai un mezzo per attingere ed il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? … dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua“), dalle vicende affettive (aveva avuto cinque mariti) e dalle tradizioni religiose (“i nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte...”). Gesù, con grande pazienza ed amabilità, spiega ogni cosa e prepara così il terreno perché la sua interlocutrice possa riconoscere in lui il Messia: “sono io che ti parlo“. La seconda scena (Gv 4, 27-38) vede interagire Gesù ed i discepoli. Anch’essi si rivolgono al maestro partendo da un problema concreto: “Rabbi, mangia“; egli risponde portando la conversazione su di un piano diverso: “ho da mangiare un cibo che voi non conoscete“. I discepoli non colgono lo spessore delle parole di Gesù ed egli interviene nuovamente per chiarire il suo pensiero, sottolineando la sua preoccupazione principale che consiste nel fare la volontà del Padre: “mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera“. Per spiegarsi meglio cita due detti proverbiali. Come la natura lentamente svolge il suo corso, così anche la volontà di Dio gradualmente si realizza in pienezza nella storia delle persone. Di conseguenza, coloro che sono chiamati a lavorare nell’«azienda del Signore» non devono essere preoccupati della mansione da svolgere, ma di mettersi al servizio della volontà del Padre che, da protagonista, è all’opera in tutti: “levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura“. L’ultima scena (Gv 4, 39-42), già anticipata nei vv. 29-30, presenta “molti samaritani di quella città“, che vanno da Gesù stimolati dalle parole della donna. Costoro credono in Gesù attraverso la testimonianza della samaritana, ma la loro fede si stabilizza dopo essere stati due giorni con lui. Infatti essi dicono: “Non è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo“.

 

Conclusione. Ogni itinerario di vita cristiana deve portare ad un incontro autentico con Gesù Cristo. Egli è riconosciuto ed accolto soltanto quando, anche col suo aiuto, ci si libera da tutte le sovrastrutture che impediscono un rapporto immediato, libero e decisivo. Chi sta al suo gioco diventa, di conseguenza, testimone ed evangelizzatore, perché altri lo possano incontrare. Al riguardo è necessario vigilare attentamente, perché la salvezza non è data dai discepoli, ma da Gesù Cristo che porta gli uomini in comunione col Padre. Per questo ogni esperienza ecclesiale diventa significativa ed incisiva se porta le persone a “stare” in compagnia assidua con Gesù Cristo.

 

 

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE

Nella liturgia della Parola della terza domenica di Quaresima viene messo in risalto il simbolismo dell’acqua. Essa è invocata – nella prima lettura – dal popolo che soffre la sete nel deserto, dopo aver lasciato l’Egitto e mentre procede verso la terra promessa. La mancanza di acqua porta il popolo a protestare con Mosé e lui a lamentarsi con Dio per la situazione creatasi, che potrebbe sfociare nella sua lapidazione. Allora il Signore invita Mosé a battere col bastone la roccia. Attraverso questo gesto simbolico il Signore stesso dà al popolo l’acqua che desidera. Anche Gesù, al pozzo di Sicàr, dice di donare acqua viva a chi gli fa richiesta. L’acqua offerta da Gesù diventa, in chi la riceve, sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. È la parola di Gesù il dono di Dio capace di placare la sete delle esigenze vitali profonde ed in grado di creare un rapporto nuovo col Padre, al quale possono accedere tutti gli esseri umani senza discriminazioni etniche o religiose. È quanto dice Paolo nella lettera ai Romani: per mezzo di Gesù Cristo abbiamo ottenuto anche noi di accedere a questa grazia. Se l’acqua dissetante dell’amore di Dio Padre è stata versata nei nostri cuori, attraverso la parola di Gesù Cristo e per mezzo dello Spirito Santo, i discepoli sono chiamati ad essere gente di speranza capaci di vedere i campi che già biondeggiano per la mietitura.

 

 

 

 

PER ATTUALIZZARE

  • Il cammino quaresimale invita nuovamente a verificare il nostro rapporto con Gesù Cristo e l’impegno da noi profuso per renderlo sempre più autentico, libero e decisivo.
  • Nelle nostre comunità parrocchiali chiediamoci se le proposte formative, le esperienze di gruppo, le scelte di fondo portano a Gesù Cristo. Quali cambiamenti sono necessari perché ciò si realizzi?
  • Guardiamo con speranza evangelica la nostra vita, le nostre famiglie, le comunità parrocchiali, la Chiesa ed il mondo?

 

 

PER APPROFONDIRE

CdA nn. 36-39: Incontro a colui che dona l’acqua viva