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Commento al Vangelo 25 febbraio 2018 – II° Quaresima

“Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime”. Marco 9, 2-3

 

Questi è il figlio prediletto, ascoltatelo

II DOMENICA DI QUARESIMA

 

Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18 • Sal 115 • Romani 8,31b-34 • Marco 9,2-10

 

Il Vangelo

[2]Dopo sei giorni, Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro [3]e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. [4]E apparve loro Elia con Mosé e discorrevano con Gesù. [5]Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosé e una per Elia!”. [6]Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. [7]Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!”. [8]E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

 [9]Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. [10]Ed essi tennero per sè la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

 

Contesto. Il racconto della trasfigurazione si trova in un punto decisivo del vangelo di Marco. Gesù ormai ha annunciato il vangelo nelle località di Galilea, ha dei discepoli che lo seguono e tra di loro ha costituito il gruppo dei dodici. Dopo la professione di fede di Pietro (8,29), Gesù ha insegnato ai suoi la passione, la morte e la resurrezione del Figlio dell’uomo con le conseguenze inevitabili per la vita di ogni discepolo (8,34ss). L’esperienza della trasfigurazione si colloca di fronte allo sconcerto e alle difficoltà suscitate nei discepoli dall’insegnamento della croce.

 

Contenuto. La scena si apre presentando i destinatari dell’esperienza: Pietro, Giacomo e Giovanni. Costoro sono portati da Gesù “sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli“. La presenza di questi discepoli, i primi che furono chiamati da Gesù, sottolinea il particolare legame che essi hanno con Gesù e con la vicenda della sua morte e resurrezione, di cui la trasfigurazione risulta un anticipo. Poi Gesù si trasfigura e le sue vesti cambiano: “diventano bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche“. Questa annotazione, assieme con l’apparizione di Elia e Mosè, indicano che Gesù fa parte del mondo celeste e che può essere conosciuto profondamente seguendo la rivelazione. Essa, contenuta nella Bibbia, è qui richiamata dalle figure di Mosè ed Elia. L’apice della narrazione è costituito dal formarsi della nube, segno della presenza di Dio “che li avvolse nell’ombra“, e dalle parole che da essa escono: “«Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!»“. Qui la voce ha la funzione di presentare ai discepoli l’identità di Gesù. In questo modo essi dovrebbero superare l’incomprensione manifestata davanti al mistero rivelato: “Non sapevano cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento“. Il quadro si chiude con l’invito di Gesù a “non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti“. La trasfigurazione è stata per i discepoli un’esperienza che anticipa la resurrezione, ma evidenzia anche la difficoltà a comprendere l’insegnamento ricevuto: “si domandavano che cosa volesse dire risuscitare dai morti”. Per questa ragione era quindi bene che per il momento tacessero. A quel punto i discepoli, non solo sono incapaci di capire adeguatamente il mistero, ma ancora non possiedono l’attrezzatura necessaria (il dono dello Spirito Santo) per annunciarlo con efficacia.

 

Conclusione. La luce della trasfigurazione rivela ai discepoli la vera identità di Gesù, che da essi è recepita con difficoltà. L’accoglieranno pienamente quando, seguendo il comando del Padre, ascolteranno le parole di Gesù che parlano della sua croce e della croce del discepolo. Solo così si entra nel mistero della sua persona, si cammina veramente verso la pasqua e si è abilitati ad essere suoi testimoni credibili.

 

Collegamento fra le letture

L’idea che percorre decisamente le tre letture è quella del padre che “per amore” non risparmia il proprio figlio. E’ l’amore obbediente per Dio che porta Abramo a mettersi in viaggio col figlio Isacco fin sul monte per offrirlo in olocausto “va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò. Abramo si mise in viaggio“. L’amore di Abramo per Dio è così grande e spontaneo che viene ricompensato con la riconsegna del figlio: “non stendere la mano contro il ragazzo… Ora so che temi Dio”. Dio promette anche benedizione ad Abramo, discendenza numerosa, successo e, tramite suo, benedizione alle altre nazioni. Paolo, nella lettera ai Romani, sottolinea efficacemente l’amore di Dio per l’umanità, manifestatosi nel non aver risparmiato il proprio Figlio e averlo dato per tutti: “Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?“. Così anche nel vangelo, il racconto della trasfigurazione di Gesù anticipa la gloria del Figlio dell’uomo, dopo essere stato consegnato nelle mani dei peccatori. A questa gloria, dono d’amore di Dio, sono chiamati a partecipare anche i discepoli.

 

Per attualizzare

  • La croce fa parte integrante dell’esperienza umana. Gesù ci insegna a non buttarla, ma a portarla come ha fatto lui, per raggiungere con lui la gloria.
  • L’amore come dono è una caratteristica di fondo, che dovrebbe qualificare il credente durante la Quaresima in tutte le sue scelte ed esperienze.
  • L’amore obbediente è reso possibile dall’ascolto assiduo ed orante del Figlio prediletto del Padre che incessantemente parla a noi.

 

 

Per approfondire

CdA 221-224: Il Figlio dell’uomo, umiliato e glorioso.