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4 febbraio 2018
Notiziario Parrocchiale 11 febbraio 2018 – VI° Dom. T.O.
12 febbraio 2018

Commento al Vangelo 11 febbraio 2018 – VI° dom. T.O.

“Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosé ha ordinato, a testimonianza per loro”. Marco 1,44

 

 

Meditare sulle guarigioni ricevute

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

 

Levitico 13,1.45-46 • Salmo 31 • 1Corinzi 10,31-11,1 • Marco 1,40-45

 

Il Vangelo

[40]Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi guarirmi!”. [41]Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!”. [42]Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. [43]E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: [44]”Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosé ha ordinato, a testimonianza per loro”. [45]Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

 

Contesto. Dopo la giornata trascorsa a Cafarnao l’evangelista ha presentato Gesù che predica nelle sinagoghe di tutta la Galilea. La gente lo cerca incessantemente, forse a causa delle sue opere traumaturgiche, spesso fraintese. A questo punto Marco colloca la narrazione estesa di un miracolo (Mc 1,40-45)

 

Contenuto. Il racconto è strutturato in due parti distinte. La prima (vv.40-42) presenta la guarigione e la seconda (vv.43-45) illustra le vicende  conseguenti.

Il lebbroso si avvicina a Gesù e lo supplica in ginocchio: “Se vuoi, puoi guarirmi”. Per lui è un’occasione straordinaria che si presenta. Dall’incontro con Gesù non solo dipende la sua guarigione dalla malattia, ma anche la possibilità di essere reinserito dignitosamente nella società. I lebbrosi, infatti, a causa della malattia contratta, erano obbligati a vivere ai margini dei villaggi, in capanne o grotte naturali. Gesù, “mosso a compassione”, guarisce l’uomo malato, donandogli la salute e rendendolo puro, cioè togliendo da lui la causa della malattia e dell’isolamento sociale – religioso conseguente. Anche il gesto compiuto da Gesù (“stese la mano, e lo toccò”) indica la volontà di riabilitare colui che era emarginato dal resto della comunità.

La seconda parte del racconto inizia con una ammonizione severa di Gesù al lebbroso guarito: “guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote . . . “. Gesù presenta così la necessità di attuare quanto prescritto nel libro del Levitico (cf Lv 14,2), per essere riammessi nella comunità, dopo la guarigione da una malattia contagiosa. Anche l’invito al silenzio sull’accaduto, è richiesto dalla prudenza e dalla non comprensione profonda dell’avvenimento. Questa sarà possibile solo dopo la Pasqua del Signore. Allora i discepoli potranno parlare apertamente. Non si sa se quell’uomo andò dai sacerdoti, certo l’evangelista si preoccupa di narrare che non rispettò il comando del silenzio. Infatti, allontanandosi dopo la guarigione, divulga il fatto in ogni parte. La conseguenza è che la gente va a cercare Gesù, provenendo da ogni luogo.

 

Conclusione. Gesù è venuto a guarire e a liberare ogni uomo dominato dal male e dal peccato. La sua azione sanante abilita le persone ad essere inserite dignitosamente nella comunità dei credenti. Chi è guarito dal Signore deve vigilare per non interpretare male l’accaduto e viverlo inadeguatamente. Tutto ciò che riguarda la vita spirituale di una persona, deve essere sottoposto rigorosamente a chi guida spiritualmente la comunità e va custodito nel silenzio interiore e nella riflessione personale.

 

Collegamento fra le letture

Gesù che guarisce e libera dal male unisce le letture domenicali. Nella prima lettura sono presentate le indicazioni, date da Dio a Mosè e ad Aronne, sul comportamento da assumere quando una persona è scoperta malata di lebbra. Chi è colpito da questa malattia è da considerarsi immondo, cioè capace di contaminare anche gli altri sia per quanto riguarda la malattia, ma anche per le cause che l’hanno procurata. Il malato, di conseguenza,  deve restare fuori dalla comunità. La lettura cristiana del testo di Levitico porta a orientare la riflessione sul peccato e sulla separazione dalla comunità che si realizza di fatto per il peccatore. Solo Gesù può guarire la malattia ed il peccato. Così recita il testo di Marco. Egli non solo dà la salute, ma reintegra nella comunità. Gesù dà anche testimonianza di coraggio e di bontà verso chi è nella necessità a causa della malattia o del peccato. Chi sperimenta guarigione o liberazione dice Paolo, scrivendo ai Corinzi, è invitato a riconoscere l’opera di Dio e a lui rendere gloria. Paolo afferma anche di compiere ogni attività per il Signore e non per se stessi. Questo è il comportamento corretto da assumere nella comunità. Infine l’apostolo propone se stesso come modello di comportamento cristiano: “Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo”.

 

Per attualizzare

   Accogliamo l’invito, che oggi è rivolto in modo pressante, ad essere consapevoli delle nostre malattie, dei nostri difetti e dei nostri peccati.

   È Gesù che sana e libera autenticamente. I cristiani hanno questa certezza? Che cosa si fa per partecipare alla liberazione da lui portata?

   Le comunità quali atteggiamenti hanno nei confronti degli ammalati e dei peccatori? Questi sono degli emarginati oppure si cerca di risollevarli e reintegrarli nella comunità?

 

Per approfondire

CdA n. 130: La liberazione dalla sofferenza; nn. 189-191: i miracoli di Gesù.