Notiziario Parrocchiale 12 maggio 2019 – IV° PASQUA
13 Maggio 2019
Notiziario Parrocchiale 19 maggio 2019 – V° PASQUA
19 Maggio 2019

Commento al Vangelo 19 maggio 2019 – V° PASQUA

come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri“. Giovanni 13,34

 

L’amore fa presente il Signore

V DOMENICA DI PASQUA

 

Atti 14, 21b-27

Salmo 144

Apocalisse 21, 1-5a

Giovanni 13, 31-33a.34-35

 

IL VANGELO

 [31]Quando Giuda fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. [32]Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. [33]Figlioli, ancora per poco sono con voi;( voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire). [34]Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. [35]Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.

 

Contesto. Il brano di questa domenica è collocato nella seconda parte del vangelo di Giovanni chiamata “Libro della gloria”. Qui è presentata la glorificazione di Gesù. Essa consiste nel compimento dell'”ora” della passione, crocefissione, risurrezione e ascensione. In questo modo Gesù è innalzato al Padre, per godere nuovamente della gloria che aveva con lui prima della creazione del mondo. È emblematico al riguardo l’inizio del libro: “Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). A questo punto Gesù ha ormai compiuto il gesto significativo della lavanda dei piedi e lo ha interpretato. Giuda, seduto a cena con loro e sedotto dal diavolo, ha già progettato il tradimento. Qui si inserisce la nostra breve pericope.

 

Contenuto. Le parole di Gesù sono introdotte da una nota sull’uscita di Giuda dal cenacolo. Egli, con la decisione di tradire il maestro, si colloca fuori dall’orizzonte d’amore di Gesù Cristo e si allontana anche dalla comunità radunata attorno al Signore nel cenacolo. L’ultimo discorso si apre con la proclamazione della glorificazione del Figlio dell’uomo. Il titolo “Figlio dell’uomo”, è per Giovanni sinonimo di Figlio di Dio. Per cui, in un movimento circolare, tutto quello che riguarda il Figlio coinvolge anche il Padre e viceversa. Di conseguenza la morte del Figlio diviene la glorificazione di Dio, perché in essa il Figlio compie per amore il comandamento del Padre. Dio a sua volta glorifica subito il Figlio, attraverso la risurrezione. Il tema della gloria si riferisce al dispiegarsi del disegno di amore di Dio sul doppio versante della morte e della risurrezione del Figlio. Il Padre chiede al Figlio il dono della vita come gesto di obbedienza e di amore. In questo modo Gesù, accogliendo la difficile e dolorosa richiesta di comunione, glorifica Dio Padre. Dio, per mezzo della risurrezione, dona a sua volta la vita al Figlio e lo glorifica svelando il significato vero della morte. Gesù annuncia poi ai discepoli che sarà ancora con loro per poco tempo. Dopo un periodo in cui i suoi non potranno incontrarlo fisicamente, senza però essere assente, egli ed il Padre torneranno da loro. Nel frattempo, cioè nella vita in questo mondo, Gesù lascia un comandamento da osservare: “che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato“. Il comandamento è detto anche nuovo, però non è da intendersi come sintesi del doppio comando di amare Dio ed il prossimo già presente nella tradizione ebraica. Esso è nuovo perché scaturisce dalla nuova alleanza stipulata da Gesù e perché in lui trova la misura ed il metodo: “come io vi ho amato“. Il discepolo è invitato ad amare fino a dare la vita anche per persone che non sono di fatto amabili.

 

Conclusione. Ogni peccato grave, commesso volutamente e coscientemente dai discepoli, colloca fuori dall’amore di Gesù Cristo ed esclude dalle dinamiche vitali della comunità ecclesiale. Soltanto la glorificazione del Figlio di Dio, avvenuta attraverso la pasqua, rimette in movimento nei discepoli peccatori la speranza di partecipare pienamente alla salvezza. Nel frattempo, cioè nella vita storica, essi sono invitati ad amarsi come ha amato Gesù. Questo modo di volersi bene tra cristiani, inserisce il credente nella dinamica d’amore della Trinità, diventa segno credibile che si è discepoli del Figlio dell’uomo, si pone come sfida per il mondo e continua a rendere presente nella storia il Signore Gesù.

 

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE

I discepoli che vivono l’amore reciproco sull’esempio di Gesù, sono portatori della novità introdotta nella storia e nel mondo dal Risorto. In questo modo si realizzano gradualmente il nuovo cielo e la nuova terra ed anche “la città santa, la nuova Gerusalemme“, contemplati in visione da Giovanni e presentati nell’Apocalisse. É il comandamento nuovo, accolto dai cristiani, che da forma alla “dimora di Dio con gli uomini“, rende popolo di Dio e permette a lui di fare “nuove tutte le cose“. L’opera degli apostoli nei confronti delle comunità dell’Asia, descritta da Atti, è un’azione di Dio verso la realizzazione della Gerusalemme nuova. Gli apostoli del Risorto fondano comunità anche tra i pagani, perché l’appartenenza al nuovo popolo non è più per discendenza quanto piuttosto per accoglienza sincera del comandamento di Gesù. Questo però richiede ai discepoli saldezza nella fede, perseveranza nell’attraversare le tribolazioni inevitabili, comunione sincera ed appassionata con gli anziani posti a presiedere le loro comunità.

 

PER ATTUALIZZARE

– Occorre vigilare per non cadere nella seduzione del peccato che esclude dalla famiglia di Dio.

–  É urgente scovare e sradicare quei comportamenti personali e di gruppo nella comunità che non sono coerenti col comandamento dell’amore.

– Riscoprire ed incrementare una collaborazione attiva e fattiva nelle parrocchie per la diffusione del regno.

 

PER APPROFONDIRE

CdA nn. 221-224: Figlio dell’uomo, umiliato e glorioso; nn. 897-901: La creatività dell’amore