CHIESA PARROCCHIALE

GRUPPO AMICI DEL CASTELLO

Visita guidata alla chiesa parrocchiale Domenica 8 dicembre alle 14.30 (offerta libera)

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Cenni storici e aspetto esterno

Edificata tra il 1743 e il 1758 nello stesso luogo in cui sorgeva un'antichissima pieve dedicata alla Madonna, la nuova parrocchiale era stata progettata da un giovane architetto veronese, il conte Girolamo Dal Pozzo (1718-1800), su incarico del parroco, ma nell'ambito di un generale rinnovamento edilizio dei luoghi di culto della Diocesi di Mantova, promosso dal vescovo Antonio Guidi Di Bagno.

La chiesa anticipa di circa mezzo secolo lo stile neoclassico: all'interno per le proporzioni e la maestosità degli spazi; all'esterno per la funzionalità e semplicità di espressione dell'architettura.

A completare la struttura si aggiunge, tra il 1763 e il 1767, un nuovo campanile, interamente costruito con le pietre di parti pericolanti del vicino castello. Viene inserito tra la sagrestia e il fianco della chiesa dove c’è l'unica porta laterale, sulla cui architrave trova collocazione il busto in marmo del Padreterno bene dicente, databile alla prima metà del Quattrocento.

Attorno a questo fianco e alla facciata, c'è ora Piazza Sacrato, inaugurata nel 2008 e corrispondente esattamente all'area dell'antico cimitero parrocchiale, attivo fino al 1817. Alla destra della facciata della chiesa, dove nel 1863 era stato addossato l'oratorio della Confraternita del SS. Sacramento e nel 1908 un'ulteriore aggiunta per la casa del sagrestano, sono stati ricavati nel 2011 gli alloggi per le Suore Orsoline.

Interno: navata - cappelle - presbiterio

L'interno della chiesa (lungo 35 metri, largo 17 e alto 17) è ad unica navata su cui si aprono quattro cappelle laterali, simmetriche e sopraelevate di due gradini, che nel tempo hanno cambiato la loro intitolazione. In altrettanti vani, pure simmetrici, si segnalano in particolare il battistero col fonte battesimale di stile tardogotico, in marmo rosso di Verona e datato 1428, a sinistra dell'ingresso; e la piccola grotta di Lourdes, ricavata nel 1896 tra le due cappelle dl destra, nel vano che serviva di accesso al pulpito.

Degna di nota è la cappella della Madonna del Rosario, l'unica con l'altare in marmo, poi denominata della Madonna delle Grazie dal 1940, anno in cui venne inserito sopra l'altare il quadro di Giuseppe Resi che riproduce la quattrocentesca Madonna col Bambino presente al santuario mantovano di Grazie.

Pregevoli, nelle altre cappelle, che hanno tutte l'altare in scagliola, sono: l'imponente statua lignea di Cristo in croce, datata 1829, nella cappella del Crocifisso; l'altorilievo seicentesco raffigurante la Madonna della Cintura nella cappella ora dedicata a Santa Teresa; il quadro di metà Seicento (recentemente restaurato) raffigurante le nozze mistiche di santa Caterina d'Alessandria nella cappella prima intitolata a san Luigi Gonzaga.

Le tre pale di Gian Domenico Cignaroli

Il presbiterio, sopraelevato di due gradini rispetto al pavimento della navata, è delimitato da una balaustra a due ali su pianta concavo-convessa, realizzata in marmo di Carrara. L'Altare Maggiore, cui si accede per tre scalini digradanti, è stato ricavato dal seicentesco altare in marmo della vecchia chiesa, dilatato con un'ampia aggiunta centrale in scagliola. L'attuale Mensa Eucaristica è sorretta da un trono in legno intarsiato e dorato di fine Seicento, decorato con sei putti e raffinati motivi floreali, in origine posto a coronamento dell'Altare Maggiore.

Alle spalle dell'altare, nell'emiciclo dell'abside, è il pregevole coro ligneo della seconda metà del Settecento, ma installato nel 1811, perché proveniente da una delle tante chiese mantovane sconsacrate durante il dominio francese. Anche le tre grandi pale nell'abside, che ora sovrastano il coro, erano state dipinte dal pittore veronese Gian Domenico Cignaroli (1722-1793) perla chiesa dei Padri Filippini di Mantova.

Commissionate alla fine dei 1773 e completate dalle cornici in marmo nel 1779, vennero acquistate dalla parrocchia casteldariese dopo la definitiva sconsacrazione di quella chiesa cittadina, e posizionate in presbiterio nel 1808.

Le tre tele, di cm 215x412, sono tutte autografate e inserite in una elaborata cornice di marmo di gusto tardo barocco. Raffigurano: L'Annunciazione, L'Assunzione di Maria al cielo e La Presentazione di Gesù al tempio. In quest'ultima tela si tende ad individuare, nel personaggio alle spalle della Madonna (quello che volge il viso all'osservatore, che veste un abito settecentesco blu ed ha in mano una candela) l'autoritratto del pittore.

La decorazione di Giuseppe Resi

Nel catino dell'abside, nell'ambito di una decorazione che negli anni 1937 e 1938 ha interessato tutto l’interno della chiesa ad opera del pittore veronese Giuseppe Resi (1904-1 974) è raffigurata l'incoronazione di Maria in cielo tra angeli musici e cantori. L'affresco si raccorda col sottostante dipinto dell’Assunzione di Cignaroli, ed è l'unico a riportare firma e data dell'autore. La decorazione di Resi, che inizia dalla calotta dell'abside e dalla volta del presbiterio, esplode poi nella suggestiva grande volta a crociera della navata. ln essa, in ripartizioni triangolari evidenziate da raffinate cornici dipinte, stanno i quattro evangelisti, affiancati dai simboli che li contraddistinguono, sia come autori dei vangeli che come persone: Matteo con l'angelo e le monete; Marco col leone e la mitria vescovile; Luca col toro e il dipinto della Vergine; Giovanni con l'aquila e il calice con l'ostia radiosa.

Alle pareti della navata sono raffigurati sei apostoli inseriti in cornici che richiamano quelle delle tre pale del Cignaroli, con spettacolari effetti trompe-l'oeil. Di ognuno è scritto il nome in latino sotto la figura, caratterizzata da immediati riferimenti alla vita o al martirio. Nelle due lunette laterali attorno alle vetrate policrome (tutte realizzate dalla ditta Ballardini di Verona su disegno di Giuseppe Resi), sono raffigurate due coppie di profeti coi cartigli delle rispettive profezie: Geremia e Daniele ai lati della vetrata della resurrezione, su sfondi rocciosi e desolati; Isaia ed Ezechiele ai lati della vetrata dell'Adorazione dei Magi, su sfondi di alberi e cespugli.

L'organo Montesanti e la vetrata della Madonna patrona

L'imponente organo con contro-organo al centro della balaustra della cantoria, sopra il portale d'ingresso alla chiesa, è stato costruito tra il 1 795 e il 1 800 dagli organari mantovani Andrea e Luigi Montesanti (padre e figlio) e rappresenta uno dei massimi risultati da essi raggiunti. Per realizzarlo, i Montesanti avevano recuperato una cassa organaria in stile barocco veronese-gardesano inserendovi però caratteristiche loro personali che lo rendono unico nel panorama italiano.

Dopo lunghi periodi di inattività per cattiva manutenzione e ripetuti restauri che ne hanno alterato le potenzialità, solo l'ultimo integrale intervento degli organari Barthèlemy e Michel Formentelli, durato dal 2002 al 2006, ha riportato lo strumento alla originaria composizione di 37 registri con 2 tastiere e contro organetto. Nella lunetta sopra l'organo, attorno alla vetrata della Madonna patrona di Castel d^Ario, è dipinto Gesù che, mentre prega nell'orto degli ulivi, è visitato e consolato da un angelo.

Tutte le informazioni, fino al 2002, sono tratte dal libro di Gabriella Mantovani e Filippo Mantovani: "La chiesa parrocchiale di Castel d 'Ario. Storia, Arte, Protagonisti dal Cinquecento ai giorni nostri", ed. Sometti, Mantova 2002

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Villagrossa di Castel d''Ario

La chiesa DI S. Stefano, proto martire

La parrocchia è una frazione di Castel d'Ario e dista dal capoluogo 5 km. Confina con le parrocchie di Roncoferraro, Barbassolo, Pradello e Castel d'Ario. Il nome di Villagrossa risulta da una Procura, rilasciata a Luigi Gonzaga nell'anno 1328. Il 3 agosto 1544 il cardinale Ercole Gonzaga, vescovo di Mantova, decreta l'erezione di questa chiesa. Il 3 agosto 1579, Marco dei Fedeli Gonzaga, vescovo di Mantova, consacra la chiesa. Nell'anno 1982 viene eseguito il restauro completo della chiesa e canonica con l'aiuto finanziario dei parrocchiani, della principessa Marta Bonacossi-Orsini e del figlio principe Benedetto Orsini.