INAUGURAZIONE DELL’ ORATORIO
23 novembre 2018
Notiziario Parrocchiale 25 novembre 2018 – XXXIV° Solennità Cristo Re
23 novembre 2018

Commento al Vangelo 25 novembre 2018 – XXXIV° Solennità Cristo Re

“E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino”.

Marco 12,41-42

 

 

Offrire a Dio tutto se stessi

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

1Re 17,10-16 • Salmo 145 • Ebrei 9,24-28 • Marco 12,38-34

 

Il Vangelo

38 Diceva loro mentre insegnava: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39 avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40 Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave”. 41 E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. 42 Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. 43 Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44 Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.

 

Contesto. Continua la presentazione del ministero di Gesù svolto a Gerusalemme. Nel tempio, dopo l’incontro avuto con lo scriba saggio, Gesù parla ed insegna alle persone che lo circondano. Egli soprattutto contesta l’incoerenza degli scribi, i quali amavano presentarsi in una modalità che non corrispondeva poi alla loro vita reale. Qui si colloca il brano odierno.

 

Contenuto. Il testo si divide in due parti. Nella prima (vv.38-40) troviamo parole di critica agli scribi e nella seconda (vv.41-44) è presentata la scena della povera vedova al tempio. Gesù, rivolgendosi alla folla che lo circonda, mette in guardia dagli scribi che tanta autorità e potere hanno assunto in ambito religioso.  Costoro, che si presentano maestri della legge, evidenziano nella vita difetti e abusi. Dapprima Gesù contesta loro l’esteriorità, il formalismo religioso (“amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze”) e la tendenza a primeggiare in ambito religioso e sociale, sfruttando la loro posizione: “amano avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti”. Infine Gesù li accusa di sfruttare le vedove approfittando del compito a loro assegnato. Infatti agli scribi la legislazione giudaica assegnava l’incarico di dirimere le questioni d’eredità. Nello svolgere tale servizio il loro comportamento morale non era corretto e li portava facilmente a “divorare le case delle vedove”. Il loro comportamento in questo caso era in contrasto con le lunghe preghiere fatte con ostentazione. Gesù conclude dicendo che queste persone saranno condannate duramente da Dio. A questo punto il racconto presenta Gesù seduto nel cortile delle donne nel tempio, dove erano collocati i contenitori per le raccolte delle offerte, mentre osserva la gente che mette le monete nel tesoro. I ricchi gettano molti soldi mentre una povera vedova depone soltanto pochi spiccioli. Il fatto osservato suggerisce a Gesù di chiamare i discepoli e di riflettere con loro sull’accaduto. Egli suggerisce ai suoi che i ricchi hanno dato del loro superfluo, anche se abbondante, mentre la vedova, che ha dato poco, ha offerto più di tutti in quanto ha donato tutte le sue risorse che aveva a disposizione per vivere. Ella ha dato quindi a Dio tutta se stessa.

 

Conclusione. Gesù invita nuovamente alla coerenza della vita. Anche chi ha responsabilità in ambito religioso non può pensare di essere esonerato da difetti e da errori. Per tutti è necessario vigilare per non cadere nella tentazione di servirsi dei compiti avuti per raggiungere interessi materiali, economici o di potere. Si può evitare questo pericolo se a Dio non si dà soltanto il superfluo, ma a lui si dona tutto ciò che si possiede e si è: la stessa vita.

 

Collegamento fra le letture

L’offerta di sé fatta a Dio è il tema che collega le letture. Nel vangelo Gesù indica questa scelta di vita come la strada, da percorrere dal discepolo, per evitare la tentazione di manipolare la vita religiosa per scopi prettamente terreni. Nella prima lettura, la vicenda di Elia e della vedova di Zarepta, suggerisce che l’offerta di sé a Dio avviene anche quando con fede si offre tutto ai fratelli. Questa donna povera, di fronte alla richiesta dell’uomo di Dio, mette a disposizione l’ultimo olio e la poca farina rimasta, che servivano per sfamare lei ed il figlio. Quel gesto compiuto con fede nelle parole del profeta, che le aveva garantito che le provviste non sarebbero finite, produce una ricompensa sovrabbondante. Le ragioni dell’offerta a Dio ed il modello di tale dono sono date da Gesù Cristo, dichiara la Lettera agli Ebrei. Egli ha offerto completamente se stesso per annullare il peccato degli uomini e sarà il premio per tutti: “così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta…a coloro che l’aspettano per la loro salvezza”.

 

 

Per attualizzare

  • Chi ha ricevuto un ministero nella Chiesa è invitato a verificare la modalità con cui lo esercita.
  • A tutti è richiesto di analizzare gli scopi che sono stati posti come obiettivi della propria scelta religiosa. È il Signore ed il suo amore o perseguiamo altre finalità che sono puramente materiali o umane?
  • Com’è l’offerta della nostra vita al Signore a secondo della vocazione da lui ricevuta?

 

Per approfondire

CdA nn. 838-844: Comune vocazione alla santità.