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Commento al Vangelo 17 marzo 2019 – II° Quaresima

“Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante“. Luca 9, 29

Trasfigurati dalla preghiera e dalla croce

II DOMENICA DI QUARESIMA

 

Genesi 15, 5-12.17-18

Salmo 26

Filemone 3, 17-4,1

Luca 9, 28-36

 

IL VANGELO

[28]Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. [29]E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. [30]Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, [31]apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. [32]Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. [33]Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quel che diceva. [34]Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. [35]E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”. [36]Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

 

Contesto. Gesù sta compiendo il suo ministero in Galilea. Egli predica e guarisce, chiama i discepoli a seguirlo e sorgono i primi contrasti con gli avversari. Dopo aver scelto i dodici tra i discepoli, li manda in missione. A loro un giorno chiede di dire un parere su cosa le folle pensano di lui; anch’essi sono invitati ad esprimersi al riguardo. Pietro, a nome di tutti, dichiara la loro fede; questa però è subito messa in difficoltà dal primo annuncio della passione e dalla dichiarazione sulla necessità per il discepolo di portare la croce dietro a Gesù. Qui si colloca la pericope della Trasfigurazione.

 

Contenuto. Il racconto inizia presentando Gesù che, prendendo “con sé Pietro, Giovanni e Giacomo“, sale “sul monte a pregare“. Occorre sottolineare il riferimento al monte, come luogo della manifestazione di Dio e della comunione con Lui attraverso la preghiera. Mentre Gesù prega il suo volto si trasforma, “la sua veste divenne candida e sfolgorante“, in quanto simbolo della persona divina. L’evangelista Luca è particolarmente interessato al colloquio tra Gesù ed i due uomini, identificati poi con Mosé ed Elia. Essi parlano con  Gesù “della sua dipartita“, del suo esodo, della fine della vita “che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme“. È chiaro che qui Gesù prende coscienza del suo dover soffrire. A questa scena così intensa, in quanto manifestazione della gloria di Cristo ed anticipazione della sua sofferenza, fa da contrasto la non comprensione dei discepoli, che assistono al fatto. Essi, “oppressi dal sonno“, non si rendono conto di quanto accade, oppure, come Pietro, fanno proposte inadeguate al momento. Infatti egli voleva arrivare alla “gloria” senza passare attraverso la croce. Quanto i discepoli non riescono a raggiungere con le proprie forze, è possibile sperarlo dall’opera di Dio e dalla sua rivelazione. La presenza di Dio sul monte e la sua parola, spingono i discepoli a fidarsi di Gesù Cristo e a credere ai suoi insegnamenti: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo“.

 

Conclusione. La trasfigurazione di Gesù è anticipazione della sua pasqua di morte e resurrezione. È un’esperienza che avviene nella preghiera; aiuta Gesù a mettersi decisamente sulla strada della passione e stimola i discepoli a superare la loro distanza che li separa dal mistero di Dio. Dio che si rivela è realmente accolto da essi quando diventano capaci di ascoltare e recepire fino in fondo il discorso della croce. Chi nella preghiera crede e ascolta, facendo della croce la regola della vita, cammina con Cristo verso la gloria della Pasqua eterna.

 

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE

La “trasfigurazione” è l’esperienza che fa percepire il senso più profondo della realtà. Essa non può mai significare il suo abbandono in vista di un altro mondo più appetibile. Le parole di Mosè e di Elia rivelano la trasfigurazione di Gesù come il momento in cui egli viene definitivamente orientato e sostenuto nella sua partenza per Gerusalemme. Anche per Pietro ed i suoi compagni, la partecipazione a quel momento li spinge a una responsabilità impegnativa nel presente, segnata dalla croce. Essi non sono invitati a stare sul Tabor, ma a scendere e ad andare. Per Abramo, nella prima lettura, la visione del cielo e delle stelle con le parole divine sono l’immissione impegnativa nella promessa e negli sviluppi futuri della storia di Dio con lui e col suo popolo. Lo sguardo alla “patria nei cieli” e la certezza della “trasfigurazione del corpo mortale“, presentati dalla seconda lettura, non sono da intendere come consolazione o come distrazione dal presente. Essi sono riferimenti, che aiutano il cristiano ad essere consapevole delle dimensioni più profonde della sua realtà, lo rendono capace di stare rivolto da amico alla croce di Cristo e di evitare l’eccessivo interesse per le cose della terra.

 

PER ATTUALIZZARE

– I discepoli di ogni tempo fanno fatica a cogliere Dio che si rivela e ad entrare in dialogo vero con Lui perché continuamente travolti dal materiale e dall’immediato.

– La preghiera incessante, vissuta quotidianamente e settimanalmente nella comunità, e l’accoglienza della parola della croce, proclamata da Gesù, collocano nella logica della trasfigurazione anche i discepoli.

– La quaresima è il tempo propizio per svegliarci dal sonno che ci opprime, per ricentrare la nostra vita e per tendere alla trasfigurazione definitiva della Pasqua.

 

PER APPROFONDIRE

CdA nn. 221-224: Il Figlio dell’uomo, umiliato e glorioso