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Commento al Vangelo 13 gennaio 2019 – Battesimo di Gesù
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Omelia Santo Natale 2018

OMELIA S. NATALE 2018

 

La celebrazione del santo Natale fa vivere un evento, che ci presenta il mistero di Gesù, il figlio di Dio fatto uomo; un Dio che si rivela nell’umiltà, nell’essere inerme e nell’indigenza di un bambino. Questo evento ha una valenza non solo religiosa ed intima, ma anche sociale, politica e familiare.

  1. Giuseppe e Maria sono una coppia in difficoltà. Sono venuti da Nazaret a Betlemme, per farsi registrare nel paese da dove avevano origine gli antenati di Giuseppe, in obbedienza al censimento indetto dall’imperatore romano. Maria era incinta già di molti mesi ed avevano percorso molti chilometri e per di più non trovano ospitalità. La vicenda narrata ci rimanda a quei popoli e a quelle famiglie in difficoltà a causa della miseria, della guerra e dell’oppressione. Per queste ragioni abbandonano le loro terre e vanno a cercare rifugio altrove. Nel racconto della famiglia di Nazaret possiamo vedere tutte quelle situazioni familiari dove la gente non trova casa e non è accolta. Anche Maria e Giuseppe non trovano accoglienza ed alloggio e sono costretti a ripararsi in una struttura adibita ad alloggio per gli animali: una stalla. La nascita di Gesù nella stalla potrebbe benissimo essere una notizia di cronaca attuale. Quella nascita diventa in questo modo simbolo, rappresentanza e condivisione con tutti coloro che nel passato, nel presente e nel futuro cercano accoglienza e non la trovano. Coloro che non hanno casa e vengono rifiutati. La narrazione ci provoca anche ad interrogarci in che modo noi accogliamo gli altri.
  2. Gesù nasce in un piccolo paese della Giudea: Betlemme. La località era famosa perché lì aveva avuto origine la dinastia davidica, che aveva regnato per tanto tempo in Israele. Davide, grande re, aveva avuto origini a Betlemme. L’attenzione, che Luca riserva a questo paese, richiama l’importanza di valorizzare le tradizioni ed i valori che ci sono nei luoghi dove ci troviamo. Oggi viviamo in un contesto che spesso ci porta ad ignorare le nostre origini, le tradizioni tramandate dai nostri padri e siamo spinti ad obbedire solamente a logiche egoistiche e finalizzate unicamente al piacere e al divertimento. Con questa narrazione l’evangelista ci invita ad inserirci maggiormente nel nostro paese e a valorizzare le tradizioni religiose, sociali e umane tramandate dei nostri padri, che hanno formato ed educato donne e uomini per molti secoli attraverso la solidarietà, il servizio e la fratellanza. Le molte associazioni presenti sul nostro territorio sono un bellissimo esempio. Non possiamo restare alla finestra a guardare e dobbiamo buttarci nella società per collaborare.
  3. La vicenda della nascita di Gesù, il figlio di Dio, si colloca al tempo del grande imperatore romano Cesare Augusto. Nel quadro generale politico l’ambito poi si restringe nella realtà amministrativa della Siria, di cui era procuratore Quirinio, il quale stava applicando il censimento indetto da Roma. Il censimento era occasione di sommosse, di ribellioni e di grandi inquietudini, perché oltre ad esprimere il potere esercitato dal conquistatore (Roma), era anticipazione di nuove tasse che sarebbero arrivate al popolo. Con questo accenno Luca, che non fa trapelare lo sfondo drammatico che esiste, non si preoccupa soltanto di dare le coordinate storiche ed umane, comuni a tutte le nascite che sono avvenute, che avvengono e che avverranno nel mondo, ma intende anche indicare un significato, ma esprime l’idea che la famiglia di Nazaret si è sottomessa al dettame di Roma ed ha collaborato positivamente con le indicazioni date. Questa indicazione lucana che significato potrebbe avere per noi oggi, che celebriamo la nascita di Gesù? È un invito a guardare con simpatia la nostra società e a vivere dentro di essa in modo costruttivo, lavorando perché i valori nei quali crediamo non siano calpestati o soffocati. Non si può oggi essere cristiani e delegare le responsabilità sociali e politiche agli altri. Ciascuno è invitato a farsi carico del piccolo tassello di vita sociale, che gli è stato affidato, per comporre insieme il grande mosaico della storia e della vita. Senza il nostro contributo restano dei vuoti e l’opera non è compiuta.
  4. Chi accoglie Gesù nella sua vita (questo ci è chiesto oggi celebrando il Natale), la sua presenza cambia tutto, cambia l’orizzonte e la prospettiva della realtà in cui si vive. È come se in matematica al posto di un segno negativo, davanti ad un numero, venga messo un segno positivo. Invece di un “meno” si metta un “più”: il numero sembra lo stesso, però cambia tutto. Gesù, accolto nel proprio cuore, cambia tutto: cambia la vita, cambia la storia, cambia l’eternità. Tutto è nuovo, tutto può acquistare senso, tutto ha senso: tutto il dolore è intriso di speranza, tutta la gioia è soffusa di moderazione e di scioltezza, tutto il lavoro è vissuto come qualcosa che davvero costruisce, ora o in futuro, la casa comune dove abitare[1]. È quindi fondamentale ricordare che la gioia del Natale non è legata soltanto a un evento storico accaduto a Betlemme più di duemila anni fa, ma si collega all’oggi della salvezza di Dio; quell’oggi che comprende tutti i tempi: presente, passato e futuro, riempiendo di sé la santa notte in cui tutto ciò viene celebrato facendone memoria. Una gioia che avrà il suo culmine e la sua massima esplosione nel mattino di Pasqua. Infatti, il Natale non va considerato da solo, ma è l’inizio della rivelazione concreta di quell’innamoramento di Dio per noi, per l’umanità, che si esprime in maniera compiuta e straordinaria nella morte e risurrezione di Gesù, cioè nella Pasqua. Non a caso le antiche liturgie e ancora oggi, per esempio nella lingua spagnola, il Natale è chiamato la “Pasqua della nascita”, in corrispondenza con la “Pasqua di risurrezione”.
  5. Rivolgiamoci ora a Gesù e preghiamolo:
  • O Gesù Bambino, che sei nato nel disagio ed in una comunità che non ti ha accolto, educaci all’accoglienza e alla solidarietà, valori cha tu hai vissuto ed hai insegnato ai tuoi discepoli.
  • O Gesù Bambino, che hai vissuto e valorizzato le tradizioni della tua città, dei tuoi avi, del tuo popolo, facci scoprire la bellezza di far parte di un popolo che è vissuto nell’onestà, nella solidarietà e nella fraternità ed aiutaci ad accogliere questi valori per tramandarli a coloro che verranno dopo di noi.
  • O Gesù Bambino, che hai vissuto nella società del tuo tempo prendendo sul serio la vita, la vita sociale e politica, aiutaci ad essere dei cristiani che non hanno paura di vivere e testimoniare il vangelo dappertutto.
  • O Gesù Bambino, donaci la gioia che scaturisce dall’essere cristiani, perché tu sei sempre presente in noi e in mezzo a noi. Tu sei presenza che cambia tutto e ci porta ad essere uomini e donne che vivono nella gioia e nella speranza.

Tutto questo te lo chiediamo per intercessione di Maria tua madre, nostra madre e nostra patrona. Amen!

 

Cfr C. M. Martini, Verso la luce. Riflessioni sul Natale. San Paolo, Milano 2013.