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Commento al Vangelo 7 aprile 2019 – V° Quaresima

Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più“. Giovanni 8, 11

 

Il Signore è misericordioso!

V DOMENICA DI QUARESIMA

 

Isaia 43, 16-21

Salmo 125

Filippesi 3, 4-14

Giovanni 8, 1-11

 

IL VANGELO

 [1]Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. [2]Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. [3]Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, [4]gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. [5]Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. [6]Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. [7]E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. [8]E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. [9]Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. [10]Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. [11]Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più”.

 

Contesto. Gesù è a Gerusalemme. Aveva partecipato alla festa delle Capanne (cf Gv 7), anche se vi andò di nascosto. Giunto però nella città santa, non poté passare inosservato. La sua presenza alla festa diventa quindi occasione di insegnamenti rivolti ai suoi ascoltatori ed anche di scontri con gli avversari, fino al punto che alcuni vogliono arrestarlo. A Gerusalemme, al termine della festa, si colloca la vicenda narrata nel passo odierno.

 

Contenuto. Gesù, dopo aver trascorso la notte sul “monte degli ulivi“, prima di tornarsene a casa dopo la festa, “all’alba si reca di nuovo nel tempio” e lì ammaestra il popolo che numeroso andava da lui. Mentre svolge la sua attività di evangelizzatore, “gli scribi ed i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio“, per avere un suo parere e subdolamente “per metterlo alla prova e avere di che accusarlo“. Non c’è alcun dubbio sulla colpevolezza della donna e la questione sta in che cosa voglia fare Gesù di fronte ad un peccato certo. Gesù dapprima reagisce scrivendo col dito per terra. Che cosa scrisse? È impossibile ricostruire quel messaggio, anche se si può intuire il contenuto. Sicuramente era una risposta alla domanda postagli: “Mosé ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?“. Probabilmente gli interlocutori di Gesù non percepirono la sua posizione, oppure la considerarono inadeguata o incompleta, visto che continuavano ad insistere nell’interrogarlo. A questo punto egli pronunzia la sentenza perentoria: “chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” e poi continua a scrivere per terra. Con questo principio Gesù non vuole affermare che ogni giudice, per pronunciare una sentenza, debba essere senza peccato. Egli invece sottolinea che, partendo dalla parola di Dio e dalla dimensione religiosa, è sempre necessario nei confronti dei peccatori, avere chiaro l’obiettivo a cui si vuole arrivare (“non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori“) e tener realmente conto della situazione personale del singolo peccatore. Tutto questo non interessava agli accusatori della donna, perché il loro vero obiettivo non era la verità, ma tendere un tranello a Gesù. Per questo, dopo aver ascoltato le sue parole, “se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani“. La parte finale della narrazione presenta il dialogo di Gesù con la donna peccatrice. Nessuno l’aveva condannata. Ella con umiltà e pentimento attendeva il giudizio di colui che riconosceva “Signore“. Nemmeno Gesù la condanna e la invita accoratamente a non peccare più.

 

Conclusione. Attraverso la vicenda dell’adultera il testo evangelico presenta la giustizia di Gesù. Egli condanna il peccato, ma è misericordioso col peccatore. Gesù ha anche la capacità di smascherare tutto ciò che non è orientato verso una vera giustizia, anche se coperto da motivazioni di carattere religioso. Chi riconosce in lui il Signore e si rimette al suo giudizio, incontra sicuramente misericordia e perdono.

 

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE

L’asse portante delle tre letture è dato dall’intervento di Dio, che viene a mutare la situazione e la prospettiva futura del suo interlocutore. Il popolo degli israeliti a Babilonia, deve spostare il baricentro della sua fede dalla vicenda dell’esodo antico al suo ritorno da Babilonia: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa“. Il cambiamento di prospettiva comporta un impegno anche per il futuro: “Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi“. Il fariseo Paolo riceve la manifestazione della vera giustizia “che deriva da Dio, basata sulla fede” e si apre “alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù“. La gioia di questo sbocco comporta l’impegnativa partenza per una corsa verso la perfetta assunzione della potenza della resurrezione di Cristo, con tappa obbligatoria alla conformazione alla sua morte. L’allontanarsi dei lapidatori della donna, nel racconto evangelico, affiancato al perdono ricevuto da Gesù, diventa il dono di una vita che può ricominciare. La scena comporta una decisione seria: “va e d’ora in poi non peccare più“. È importante quindi impegnarsi a maturare contesti in cui la magnanimità aiuti a rendere possibili il perdono e la conversione. La conversine richiede sempre anche la disponibilità a tornare a rischiare nella vita, sostenuti dalla fiducia che dà il Signore.

 

PER ATTUALIZZARE

– Siamo invitati a smascherare e a riconoscere realisticamente i peccati che si insinuano nella nostra vita. I comportamenti concreti evidenziano la positività o la negatività delle nostre scelte.

– Gesù Cristo è venuto a debellare il male e questo viene da lui sradicato in noi quando seguiamo i suoi insegnamenti e ci autoeduchiamo attraverso singole azioni buone, che gradualmente costellano il nostro vissuto.

– Nessuno può scendere a compromessi col peccato! Occorre invece prudenza, misericordia e comprensione verso chi ha peccato. La comunità cristiana dovrebbe essere la casa in cui gli uomini incontrano la misericordia di Dio.

 

PER APPROFONDIRE

CdA nn. 835-836: Giusti e peccatori