Notiziario Parrocchiale 10 febbraio 2019 – V° dom. T.O.
10 Febbraio 2019
Notiziario Parrocchiale 17 febbraio 2019 – VI° dom. T.O.
16 Febbraio 2019

Commento al Vangelo 17 febbraio 2019 – VI° dom. T.O.

Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli“. Luca 6,23

 

É beato chi dà il cuore a Cristo

VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

 

Geremia 17, 5-8

Salmo 1

1 Corinti 15, 12.16-20

Luca 6, 17.20-26

 

IL VANGELO

 [17]Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, [20]Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. [21]Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. [22]Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. [23]Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. [24]Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. [25]Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. [26]Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.

 

Contesto. Gesù continua a svolgere il ministero in Galilea. Il suo insegnamento e le sue opere suscitano la reazione negativa degli scribi e dei farisei. Nel frattempo egli costituisce i dodici apostoli scegliendoli tra i discepoli, dopo aver trascorso tutta la notte sul monte a pregare (Lc 6, 13-16).

 

Contenuto. Il brano si apre presentando Gesù che, sceso dal monte dell’orazione con i dodici apostoli, viene circondato dai discepoli e da grande moltitudine di gente proveniente “da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone“; questa regione era abitata dai pagani. La gente cerca Gesù per ascoltarlo, per essere guariti e liberati dagli spiriti impuri. L’evangelista ha così presentato i destinatari ultimi del discorso di Gesù. Occorre però osservare che le parole del maestro, pronunciate “in un luogo pianeggiante“,  sono immediatamente dirette ai discepoli: “alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva“. La prima beatitudine (“beati voi poveri, perché vostro é il regno di Dio“), riferita ai discepoli, dichiara beata non la povertà ma la persona che ha creato con Gesù una intensa relazione non condizionata da nulla di materiale. A chi è così, viene dato il regno di Dio. Per contrasto  non sono beati (“guai a voi ricchi“) coloro che pongono le loro sicurezze ed il loro cuore nei beni materiali. Questi costituiscono per la persona una barriera insormontabile che ostacola l’incontro con Gesù Cristo. I discepoli sono poi beati perché ora hanno fame, cioè il loro rapporto con Gesù Cristo esige l’accettazione di limitazioni e rinuncie anche nei bisogni fondamentali della vita. Costoro parteciperanno al banchetto escatologico, preparato alla fine dei tempi, dove ogni limite e carenza umana sperimentati saranno compensati dalla condivisione del regno di Dio. Ma guai invece a chi cerca affannosamente di saziare i propri bisogni, escludendo Gesù Cristo dalla propria vita. Chi si comporta così resterà fuori per sempre dal regno. Sono infine beati quei discepoli che, seguendo “il Figlio dell’uomo“, a causa sua ora piangono e sono odiati, insultati, esclusi e calunniati. Anche per questi il regno di Dio, a cui parteciperanno, sarà una ricompensa inimmaginabile. Invece chi cerca la felicità ad ogni costo e con ogni mezzo e narcisisticamente pretende di essere al centro dell’attenzione, desiderando d’essere superiore a tutti, costui è escluso dalla beatitudine e ha la sorte dei falsi profeti.

 

Conclusione. Per il discepolo la vera beatitudine consiste nell’aver creato un rapporto intenso con Cristo al punto da considerare tutto il resto secondario e marginale: ricchezze, necessità primarie, sofferenza e giudizio degli altri. Sono invece esclusi dalla beatitudine coloro che pongono nelle cose e nelle esperienze umane il loro cuore.

 

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE

Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore allontana il suo cuore“, così inizia la prima lettura tratta dal profeta Geremia. L’uomo che vive confidando esclusivamente sulle relazioni da lui create, gestite e controllate progetta un’esistenza piena di sventure, perché chiusa su se stessa. Egli, dice il profeta, è “come un tamerisco nella steppa“, non vede il bene che lo circonda, è come se dimorasse nel deserto o “in una terra di salsedine” dove non cresce nulla. Invece è beato “l’uomo che confida nel Signore“. Abbiamo incontrato lo stesso insegnamento anche nel brano evangelico. Per Gesù sono beati i discepoli poveri, affamati, piangenti e rifiutati per il vangelo. Costoro sono persone che fondano la loro esistenza nel rapporto col Signore e non si chiudono nel cerchio mortale del loro egoismo. S. Paolo, nella seconda lettura, completa l’insegnamento odierno. La fede in Cristo morto e risorto è la garanzia della beatitudine presente e futura.

 

PER ATTUALIZZARE

– Siamo invitati a verificare che ruolo hanno nella nostra vita le cose e le esperienze da noi vissute.

– Gesù Cristo, morto e risorto, deve essere collocato all’apice del nostro interesse e del nostro amore.

– Vigiliamo! La partecipazione al “regno di Dio” inizia fin da adesso se siamo guidati dallo Spirito Santo.

 

PER APPROFONDIRE

CdA nn. 127-135: Il Regno è per i poveri